Intervista a

Bruno Baronchelli

- a detta di molti -

il più grande collezionista italiano

(50.000 pezzi circa)

di pubblicazioni riguardanti

la fantascienza e il fantastico.

Innanzitutto, ancora grazie a lui

per il tempo dedicatomi e

che, spero, mi dedicherà.

Queste sono le prime 10 domande e risposte

dell'intervista. Più l'11esima domanda,

ancora senza risposta...

 


Intervista a Bruno Baronchelli
(iniziata nel maggio 2007)


GB 1) Caro Bruno, poche settimane fa, nell’aprile 2007, ho avuto il piacere di vedere la tua grande collezione incentrata sulla letteratura di genere fantastico e fantascientifico. Sembra che tu abbia circa 46.000 pezzi, il che è già di per sé, se non fantascientifico, di sicuro «fantastico»! A vedere le pareti del tuo grande appartamento letteralmente tappezzate di riviste e libri, m’è sorta spontanea una domanda. Domanda che non ti ho fatto allora e che vorrei porti adesso.
Perché?
Perché hai riempito il luogo in cui vivi con tanta carta stampata?

BB 1) Per la precisione sono 48.000 (circa). Ho riempito! Esagerato: nei bagni e in cucina non c’è alcun libro... Certo chiamare i libri «carta stampata» mi lascia un po’ perplesso anche se tecnicamente la definizione è corretta. La risposta alla tua domanda è facile: sono un bibliofilo (e, per fortuna, non un bibliomane). Il libro lo sento come una cosa mia. Per capire bene il comportamento di noi bibliofili non c’è di meglio che leggere «Riflessi sulla bibliofilia» di Umberto Eco (in «La Memoria Vegetale» edizioni Rovello).

GB 2) Isabella, la tua gentile moglie (e brava cuoca!), scherzando, quella sera che ci siamo incontrati ad un certo punto ha detto, cito a memoria: “Mio marito ha iniziato a interessarsi di fantastico e fantascienza subito dopo avermi incontrato”. È vero? Ricordo male? Che ne dici tu?

BB 2) Ricordi bene ma era una battuta. È vero però che in quel periodo sono passato dall’accumulare» al «collezionare», ovvero ho iniziato a cercare di colmare i «buchi» nelle collane in mio possesso (Galassia, Urania, Cosmo ecc...): l’interesse quindi già esisteva. Nei negozi specializzati dove andavo (le fumetterie, ma allora non si chiamavano così) iniziavo a scoprire anche i così detti «fuori collana» e... una ciliegia tira l’altra! Sartre diceva che «nessuno può entrare nel fantastico se non diventando fantastico»; parafrasandolo mi viene da dire che nessuno può capire il collezionismo se non diventando (almeno un pochino) collezionista.

GB 3) Nel mio piccolo, un pochino lo sono collezionista. Ho modeste collezioni di pietre e minerali, maschere africane, oggetti in vetro colorato, guide turistiche e opuscoli su Roma e, soprattutto, palquette, pubblicazioni e cataloghi del grande poeta e scrittore belga Christian Dotremont. Quindi, un po’, posso capire cosa spinge a cercare, conservare, catalogare, «amare». Ecco, arrivo al punto: cosa potresti dire tu del binomio collezionismo-amore?

BB 3) Mi viene una risposta molto sintetica alla tua domanda: per me il collezionismo è amore, un amore possessivo. Nell’amore tra umani essere possessivi può avere un aspetto negativo; nel collezionismo l’amore possessivo per l’oggetto collezionato è presupposto indispensabile.

GB 4) Bene, a proposito di «possesso», vorrei farti una domanda un po’ cattivella e non molto originale. Devi andare su un’isola deserta. Puoi portare (possedere) solo tre libri. Quali dei tuoi quasi 50 mila pezzi porteresti con te?

BB 4) Tre che ancora non ho letto! O vuoi sapere tre titoli che hanno significato qualcosa per me? In questo caso sono tre titoli che NON fanno parte della mia collezione (ma che posseggo, ovviamente!):
1) Storia della filosofia occidentale (Bertrand Russell), 2)10 giorni che fecero tremare il mondo (John Reed), 3) Tutte le poesie (Trilussa). Tutti sono editi da Mondadori.
Questi libri, letti in gioventù, non solo mi sono piaciuti ma hanno influenzato significativamente le mie scelte e i miei gusti.

GB 5) La maschera (Trilussa)

Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p’annisconne quello mio.
Sta da vent’anni sopra un credenzone
quela Maschera buffa, ch’è restata
sempre co’ la medesima espressione,
sempre co’ la medesima risata.
Una vorta je chiesi: - E come fai
a conservà lo stesso bon umore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core! -
La Maschera rispose: - E tu che piagni
che ce guadagni? Gennte! Ce guadagni
che la genti dirà: Povero diavolo,
te compatisco... me dispiace assai...
Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso co’ la faccia mia
così la gente nun se scoccerà... -
D’allora in poi nascónno li dolori
de dietro a un’allegia de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega de l’umanità!

Per assurdo, si potrebbe definire il genere «fantastico», in letteratura, come una Maschera del reale?

BB 5) Nelle «Favole» quella che mi è rimasta più impressa è «Carità Cristiana», in poche righe ci sono 2000 anni di storia del cristianesimo...
Veniamo alla tua domanda. Per me (e sottolineo per me) il fantastico non è una Maschera del reale, lo può anche essere in alcuni casi (leggi nelle utopie-distopie) ma è soprattutto «altro»: è una «struttura» immaginaria alternativa all’ambiente empirico dello scrittore. P.K. Dick diceva che la realtà è tutto ciò che non scompare, quando smetti di crederci. Una chiosa: sai dov’è il «fantastico» ne «La Maschera»? È nel fatto che parla!

GB 6) Da come la vedi, sembrerebbe che il «reale» sia tutto ciò che ci circonda a prescidere dalla nostra immaginazione e il «fantastico»... tutto il resto. Ma allora, se ho ben inteso, la nostra immaginazione non fa parte del reale.

BB 6) Pensavo che volessi parlare di letteratura fantastica. Mi sembra che stiamo scivolando su un terreno metafisico. Qui la mia opinione non è più da esperto. Certamente immaginare fa parte delle attività dell’uomo. Poe diceva che «coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte»...

GB 7) Bella frase. A proposito, tu che ne pensi di Poe? Quando l’hai letto per la prima volta?

BB 7) È l’autore che mi ha fatto amare il fantastico. È il primo autore del genere che ho letto (prima il mio autore preferito era il Salgari delle Tigri della Malesia di cui avevo letto quasi tutto). Facevo le medie (a quei tempi o leggevi... o leggevi!) e avevo la fortuna di vivere in una casa piena di libri. Mi ricordo che grazie a Poe inizia poi a comprare «I Racconti di Dracula» e i «KKK». Quando andai a fare il militare mia madre li buttò tutti e li dovetti ricomprare cercandoli - con gran fatica - sulle bancarelle.
Ho sempre covato il dubbio che il vero motivo dell’eliminazione furono le copertine e non il contenuto.

GB 8) Vorrei che ci soffermassimo un momento sul grande genio di Poe. Mi puoi dire cosa ti piace, in particolare, della sua scrittura?

BB 8) Poe l’ho letto troppi anni fa per addentrarmi in un discorso di critica testuale e poi quando l’ho letto era l’utimo dei miei pensieri. Di Poe ho amato quasi tutto, ma a distanza di anni posso dire che i racconti che più mi hanno «segnato» sono «Il pozzo e il pendolo», «la maschera della morte rossa» e «Il gatto nero» (potevi dubitare?).

GB 9) So che ami molto i gatti. Che ci trovi di così «fantastico» in essi?

BB 9) Amo tutti gli animali. Prima dei gatti avevo sempre avuto dei cani. In un appartamento nel centro di Roma è più «comodo» però avere dei gatti invece che dei cani. Dei gatti amo il carattere indipendente che è solo apparentemente menefreghista per chi non li conosce. Mi intriga immaginare i loro pensieri. Mi affascina guardare le loro movenze. Sinceramente non li trovo «fantastici» nell’eccezione che io do alla parola. Solo un po’ misteriosi ed è il loro maggior fascino.

GB 10) Anch’io amo molto i gatti, anche se non ne ho mai avuto uno. Soprattutto, mi piacciono in quei momenti che, immobili, sembrano sentire suoni e vedere ombre e luci per noi inudibli e invisibili. Che ci fossero veramente altre «realtà» tutt’intorno a noi, che solo gli animali, certi animali, siano in grado di captare...

BB 10) Su questo sono molto scettico. Non so cosa rispondere. Non ho certezze ma solo dubbi su tutto quel che non è spiegabile razionalmente.

GB 11) Da dove viene il tuo amore per la fantascienza?

BB 11) Per il fantastico. La fantascienza è una quota parte. Sinceramente non lo so. Perchè ti piace una persona e un’altra no? Come nasce la simpatia/antipatia a prima vista? Te lo senti dentro.Il collezionismo è venuto dopo. Se devo proprio dare un’origine forse è nato dalla passione per la filosofia che avevo al liceo. Risposta stiracchiata. La tua domanda me la sono posta tante volte. Desiderio di evasione? Non accettazione del reale/presente? Ma...

GB 12) Ti ricordi il primo libro, o racconto, che hai letto di fantascienza e che ti ha molto colpito?

BB 12) Il primo assolutamente no! I racconti che più mi hanno colpito e tra i primi che ho letto e riletto più volte e sempre consigliato anche ai non amanti del genere sono contenuti nell’antologia «Le meraviglie del possibile» edizioni Einaudi (facilmente reperibile in qualsiasi libreria); in particolare: Villaggio incantato (Van Vogt), Pioggia senza fine (Bradbury), Sentinella (Brown), ll duello (Brown), Fiori per Algernon (Keyes) e L’Esame (Matheson). Quest’ultimo mi torna spesso in mente ed è particolarmente commovente.

GB 13) Incredibile... è anche la raccolta che ha fatto amare a me la fantascienza! L’ho letta solo qualche anno fa e per mesi l’ho avuta sul comodino. Prima d’addormentarmi, mi gustavo qualche pagina. Molto commovente L’Esame, è vero. Splendido ho trovato Pioggia senza fine di Bradbury. A dir la verità, l’inizio di questo racconto mi ha ispirato l’inizio de mio racconto Haiku (avevo nell’orecchio anche La pioggia nel pineto di D’Annunzio), pubblicato in Fluorescenze. Bene, torniamo a noi, anzi a te. Sai, chiudendo quella bella raccolta di racconti, una domanda m’è venuta spontanea: si potrebbe realizzare un’antologia di racconti di tale qualità con autori italiani?

BB 13) Una antologia di racconti di quella qualità è impossibile (basandomi solo sulle mie limitate conoscenze) realizzarla «a prescindere» dalla nazionalità degli autori.

GB 14) Caro Bruno, sono felice di costatare che, fra i tuoi pregi, non fa difetto quello della diplomazia. A proposito di fantascienza, sembra che non ti manca un numero della collezione Urania, è vero?

BB 14) Scherzi? Non mi manca alcun numero delle collane di fantascienza pubblicate dalle diverse case editrici!

GB 15) Ma c’è un libro, volumetto, opuscolo che ancora ti manca?

BB 15) Tanti che io sappia e immagina quanti che non conosco! Parlo dei «fuori collana» ovviamente.

GB 16) Per favore, citami una di queste pubblicazioni «mancanti»; visto mai che qualquno che leggerà quest’intervista, un giorno o l’altro, penserà di spedirtela? Sarebbe per me una bella soddisfazione!

BB 16) Collana «Romanzi misteriosi e occulti» ed. Grane Opera Torino, tutti escluso il n.1; SUSPIRIA nn. 1-5-6-7; IL TESCHIO RACCONTA nn.1-3; LA SFINGE edizione Serafini nn. 4-7-8.... Non scherziamo, ti ho detto che mi mancano tantissime cose.

GB 17) Be’, speriamo che almeno uno di questi titoli, qualcuno di buon cuore che leggerà quest’intervista te lo potrà spedire!
Ora vorrei sapere che rapporto hai con l’horror in letteratura. Lo collezioni? T’interessa? Lo leggi?

BB 17) L’horror rientra a pieno titolo nella letteratura fantastica: vampiri, golem, licantropi... e chi più ne ha ne metta! Lo colleziono ma ora non lo amo particolarmente. I miei gusti si sono fermati al gotico puro, non apprezzo lo splatter anche se mi «tocca» possederlo. Una chiosa: non considero fantastici la marea di romanzi su i vari serial killer più o meno efferati (purtroppo, teoricamente, sono personaggi e fatti del mondo reale).

GB 18) Mi potresti citare tre titoli di pubblicazioni estremamente rare che, con orgoglio, possiedi?

BB 18) Nessun orgoglio perchè non c’è alcun merito. Raro è quel che mi manca. Di quel che posseggo so che viene considerato molto raro perchè ricercato sia dai collezionisti del fantastico che della letteratura per l’infanzia, sia da quelli che collezionano i libri illustrati che da quelli specializzati in Yambo (Enrico Novelli) il libro «Dalla terra alle stelle: viaggio attraverso l’infinito» di (appunto) Yambo. E’ talmente raro che la copia che ho è quella che l’autore, con dedica, ne ha fatto omaggio «Alla mia mamma» il 22 dicembre 1890. Altri libri considerati rari sono ovviamente le prime edizioni di utopie o viaggi fantastici tipo «Dalla futura rinnovazione de’ cieli e della terra e de’ suoi abitatori» di Pier Vincenzo Barsanti (1780) o «I Dialoghi» di Lodovico Zuccolo (1625). Poi c’è i futurismo... La parola «estremamente» che utilizzi la immagino per quei libri che anche se desiderassi ipoteticamente acquistare a cifre molto elevate sarebbe comunque impossibile reperirli.

GB 19) Ecco, mi fermerei un momento sul Futurismo. Quali pubblicazioni hai di questo movimento?

BB 19) Scusa ma non mi piace scendere nel particolare di quel che posseggo e credo poi che possa anche non interessare molto. Del futurismo colleziono solo i romanzi fantastici: Marinetti, Buzzi, Vasari, Folgore, Sanzin...

GB 20) Questa direi che è una domanda «classica»: cosa avresti voluto che t’avessi chiesto e ancora non ho fatto?

BB 20) Cosa farai quando non avrai più spazio ?

GB 21) Cosa farai quando non avrai più spazio ?

BB 21) Troverò altro spazio fuori casa (ma nello stesso palazzo). Un’idea già ce l’ho. Di certo non smetterò di collezionare. Se tutto andrà come deve andare, da settembre 2008 risolverò definitivamente (tanto lo so che non sono eterno) il problema.

GB 22) Dato che nessuno di noi è eterno, hai mai pensato di creare un’eventuale «fondazione» o un’istituzione del genere, così da trasmettere intatta la tua bella collezione? Molti giovani (e non), sono sicuro, te ne sarebbero grati.

BB 22) No. Se lo desidererà ci penserà mio figlio. Creare ora un’eventuale «fondazione» o un’istituzione del genere mi farebbe morire prima di quando ha deciso il Padre Eterno.

Caro Bruno, in ogni caso, io spero proprio che i libri che tu con passione e con impegno hai raccolto in tanti anni non vadano dispersi. Spero anche che un giorno questi libri e riviste possano essere toccati, colsultati dal maggior numero di persone con rispetto e amore, gli stessi sentimenti con i quali, m’è sembrato quella sera che sono stato da te, s’accendesse il tuo sguardo ogni qualvolta l’incontrasse.
Ti ringrazio molto per il tempo dedicato a rispondere a queste domande.
Ti vorrei salutare sperando ancora un’ultima cosa: che la tua raccolta arrivi a sfiorare perlomeno i 100.000 pezzi...

Caro Giovanni sono io a ringraziarti e spero di rincontrarti presto. Pensando all’ultima risposta e visto il tuo auspicio, potresti modificarla così:
Per creare una fondazione bisognerebbe essere multimilionari (di euro): necessiterebbe un ampio spazio accessibile a tutti (e non potrebbe certo essere una casa privata), due o tre impiegati addetti al contatto con il pubblico, all’archiviazione, gestione, pubbliche relazioni e tutto quel che necessita alla gestione di una vera e propria biblioteca. Oltre a ciò c’è sempre la fase di ricerca ed acquisto...
Assolutamente improponibile. Non mi voglio però nascondere; anche se avessi la possibilità economica per fare una cosa del genere, non la farei. Non mi ricordo se ne ho già parlato in una risposta: credo di non avere molti difetti del collezionista ma quello della gelosia del «posseduto» ce l’ho.
Resterebbe la donazione... Se lo desidererà ci penserà mio figlio. Farla ora mi farebbe morire prima di quando ha deciso il Padre Eterno!

 

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