Estratto da: Noir Blanc
Il regno del Nero
Nero, nero, mi faccio trascinare dal nero, m'abbandono ai suoi abbracci vellutati,
gelidi come gli abissi dell'oceano. E intorno tutto fluttua silenzioso in questo
magma fluido. Avverto la presenza di materia raggrumata, molle, vischiosa che
consuma il suo tepore perdendosi lontano.
Spazi vuoti e infiniti, regno del Nero. La materia si rarefà, si scioglie e alla viscosità seguono ventate di vuoti, raffiche d'assenze finché, aereo, galleggio in uno spazio senza orizzonte, senza stelle. Non più sensazioni di freddo né tepore, solo una tregua dei sensi, una parentesi. Il vento mi scivola sulla pelle ma resto insensibile, indovino la sua presenza da un fischio continuo, sordo, monotono. Poi s'affievolisce e scompare.
Il Nero m'ha sommerso, invaso, è entrato nelle vene, nelle fibre dei muscoli. Quando affogherà anche quest'ultima fiammella di coscienza...
Non avverto più l'essere trasportato, quel navigare che nella cecità era una sorta di consolazione. Quel fluttuare molle e invisibile che mi trascinava alla velocità della luce. La velocità, l'unica cosa che mi restava della luce!