Pessimi segnali di Enzo Fileno Carabba
Marsilio Editori, Collana Black, (2004), 12 euro

Senza cintura di sicurezza, Angelo, il giovane protagonista, piomba dall’alto dei cieli - della sua, più o meno, rassicurante città – su un pianeta sconosciuto, inquietante. Che importa se tale terra incognita si trova a pochi chilometri da dove aveva abitato fino a quel momento? Non è alieno (alius = altro) da noi tutto quello che ignoriamo? E che ne sapeva fino a quel momento Angelo, d’uno sperduto paesello di provincia, racchiuso in secolari strategie, segrete atmosfere, animato da trame incomprensibili, traiettorie invisibili che riescono soltanto a lasciare pessimi segnali? Segnali di che? D’una vitalità sotterranea, celata, altra. E, decisamente terrificante.
Occhi antichi spiano da finestre. Occhi che non vedono più spiano la nostra anima. Sempre. Le sirene spiegate dell’ambulanza della Croce Rossa non riescono a coprire quei brusii, quei sussurri che lievitano dalle profondità della terra e si propagano nell’aria incomprensibili. Indecifrabili.
È questo che più dà inquietudine: l’incomprensibilità d’ogni cosa, d’ogni gesto, ogni parola. Detta o scritta. Le parole dette si fanno vibrazioni discordanti, le parole scritte sono solo sequenza enigmatica di segni neri su pagine bianche. Pagine che conservano intatto il loro potere bianco-assurdo. Né le tracce di sangue (che, senza dirlo in modo esplicito, tutti attendono) possono dare significato espiatorio al bianco accecante di pagine a cui nessuna scrittura può dare significato. Un paese misterioso e sperduto diventa buco di serratura attraverso il quale spiare la Vera Realtà: il Nulla, il Caos, l’Assurdo.
E scoprire tutto ciò fa male. Toglie il respiro, come, un passo falso e il precipitare in un pozzo senza fondo. Ci manca l’aria, non troviamo appigli; solo riusciamo a intravedere striature di velocità-pareti che ci scorrono intorno, sussurri di scie-vento creati dal vertigine del precipitare... precipitare nel vuoto.
Ma siamo proprio noi a muoverci in un cadere senza fine, o è la realtà a colare intorno a noi, incessante come lo scorrere inarrestabile del Tempo?
E dove siamo noi? Quale la nostra posizione esatta nell’Universo?
“Un’ombra passò velocissima nella stanza. Ne ero cenrto, a parte qualche dubbio. Era qualcosa di piccolo e quasi umano...”. E se tutto il libro fosse contenuto in queste due righe?
Ancora un pessimo segnale, questo. Indubbiamente.
Indubbia mente.

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