Colore indeciso di Marko Matz

Midgard, 2007, 10 euro




Come eterno

Come eterno sono io, dice l’Autore.
Come eterni sono i colori.
Le loro variegate, infinite sfumature.
Come eterna è la fame d’affondare i propri denti aguzzi – aguzzini – nel corpo sempre caldo, invitante del Cromo, pallido riflesso del Cosmo.
Rubare alla vita il respiro, rubare alla gente il calore, della vita.
Rubare. Per meglio possedere.
Per meglio vedere.
Uccidere. Per meglio sentire.
Per meglio – più pienamente – vivere.
E la scrittura, questa scrittura di Marko Matz, si fa sfrigolio di seta cangiante. Puro colore che sfuma, si sfalda in sussulti. E geme in rauchi richiami. Come corpo attorniato da un turbinìo di coltelli affilati intorno al corpo. Al mio corpo. Come sciame di zanzare affamate. Che cercamo sangue, al di là della mia pelle alabastro.
Scoprire, con gioia malcelata, che il colore altro non può essere che sangue di metalli. Metalli in fusione.
Come il sangue, il colore ha sapore.
Un sapore viscoso, tiepido, di vita che scorre e scorrendo trascina scorie di morte. Infinitesime scaglie opalescenti che si fissano su un punto fermo, s’addensano, s’accorpano per coagulare in coralli rosso cinabro.
Anche di verde sottobosco, quella tinta così preziosa e così difficile da fissare, con colori o parole.
Tinta che rifugge la luce e solo cerca il tepore della terra in decomposizione, così prossima alla metamorfosi.
Metamorfosi, il nome che dovrebbe avere ogni Grande Meretrice; perché, che altro sarebbe la carne che s’offre, si presta, se non materia friabile, atta a divenire, veicolo per finalmente abbandonare la terra e raggiungere le Ombre Eterne?
“Puttana” è la vita stessa che si concede a tutti, per poco, per pochi palpiti, e poi se ne va, lasciandoci immensamente soli.
Soli, con la nostra fame, insaziabile, di vita.
Prefazioni, io non so farle, ma so “sentire”. So “captare” le belle interferenze dei suoni fatti scrittura. So “sentirli”, come aghi d’abete entrare nelle vene e iniettare dolce, profumato, ambrato veleno.
Perché, anche voi, non abbandonate – sia pur, per poco tempo – la vostra vita illuminata da mille colori e non vi lasciate invadere da questa marea di parole dal Colore Indefinito e dalle infinite sensazioni? Solo allora, potrete comprendere che la parola può essere ambra: colore e calore. Trasparenza e opacità. Fuoco gelido visto al di là di morte, profumate, inebrianti resine. Sempre vive.
Finire qui. Finire così, adesso.
No.
Vorrei terminare con queste parole dell’Autore, che ho trovato (assaporato) all’ultima pagina:
“La primavera.
Tutt’intorno a me i campi sono in fiore”.

Giovanni Buzi, luglio 2007

 

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