Eraclito e il muro di Cinzia Pierangelini

GBM, 2006, 12 euro



Formicolio.

Questa è la prima impressione che ho avuto, chiudendo - a malincuore - questo libro della Pierangelini.

Un formicolio d'esseri, pensieri, desideri, incoffesati o meno, rimpianti, gesti, sguardi, parole, voci...

Soprattutto, un formicolio di parole, che, guidate da quell'energia cara a Eraclito - sempre in movimento, in eterna metamorfosi - sanno intercettare sentimenti precisi e profondi, pur nel generale kaos del cosmo.

E, come in una partizione musicale, dove ogni nota ha il suo posto, in questo scritto, ogni parola è là per punteggiare, lasciare una traccia visibile, nel tentativo di catturare il segno. Quel segno che possa definire con precisione un gesto, un'espressione, un'idea, un solo palpito d'un essere umano. Tra gli infiniti segni di cui la vita è formata.

Per questo, forse, come si legge da mano anonima su un muro: "L'unica recita banale è la vita". Verissimo, se si guarda la realtà dal punto di vista artistico, vale a dire, con quello slancio, con quella immane volontà di voler vedere chiaro nelle vicende e nell'animo umano, e, con sensibilità, caparbietà, a essi voler dare forma.

Tentativo riuscito, a parer mio, in questo libro fresco, che si legge, come si gusterebbe una granita al caffè con panna, tanta panna, e, tutt'in cima, qualche lacrima di cioccolato. Perché, come nella granita, gli elementi, pur sapientemente accostati da un essere umano, a esso sfuggono. Come penso dovrebbero sfuggire a ogni pur abile mano di scrittore i personaggi, che, se veri, devono avere già vita e volontà proprie. Personaggi che, come nella nota saletta d'attesa pirandelliana, sono solo in cerca d'un autore che a essi dia carne di carta e sangue d'inchiostro.

Leggendo questo libro, pagina dopo pagina, mi sono dimenticato chi l'avesse scritto, chi l'avesse edito, stampato... non più carta e inchiostro avevo tra le mani, ma la vita. E i personaggi non erano più tali, ma esseri veri, a tutto tondo, veri di carne e sangue. Cosa chiedere di più alla letteratura, all'arte?

Forse, una sola cosa: che non termini mai, che possa essere, ancora e sempre, quella magica partitura su cui - come note - le parole cessano d'essere segni e, finalmente, si fanno Armonia.

 

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