
Giovanni Buzi (1984)
Amalgamando
sapientemente verità e invenzione, proprio come in un’ottima ricetta,
gli autori del romanzo di fantasia Sangue Garofano e Cannella tornano a puntare
i riflettori su una delle vicende criminose che più hanno scosso l’Italia
degli anni ’40: gli efferati delitti di Leonarda Cianciulli, detta La
saponificatrice di Correggio. Accostando gli articoli, la biografia e le testimonianze
reali, e di pubblico dominio, a personaggi e dialoghi di fantasia e a un ‘sentire’
immaginario dell’assassina, scritto in prima persona, questo libro intende
continuare a scavare nel Male in cerca delle sue, spesso, incomprensibili origini.
In copertina un quadro di Giovanni Buzi, Angelo Avvoltoio, 2005.
Recensione di Susanna Trossero (Graphomania)
Recensione di Angela Mendolia (Centonove, 2 dicembre 2011)
Intervista di Cinzia Pierangelini sul romanzo
"Una
gelida notte di inizio anno sui boschi remoti dell'Etruria meridionale alla
ricerca di un essere di sogno e incubo. Un thriller teso e buio come l'inverno,
tra castelli antichi e riti arcani. Un viaggio nella sensualità oscura
di un'Italia che ha perso i contorni soleggiati dell'immaginario collettivo
per piombare nelle pagine della cronaca nera, nel disegno di un paese fin troppo
simile a quello reale. Un romanzo che mescola giallo e sovrannaturale, noir
e orrore, cosparso di divinità dimenticate, sette segrete e orrende rivelazioni.
Una storia che potrebbe nascere in un campus di qualsiasi nostra università,
tra chat e incontri clandestini, e che si tinge del giallo delle indagini di
un'investigatrice molto particolare, del nero di efferati omicidi e di quei
rossi riflessi di sensualità morbosa e sangue vivo che da sempre dipingono
le storie palpitanti di Giovanni Buzi". (Gerardo Di Filippo)
Recensione di Renzo Montagnoli
Recensione di Gelostellato (Scheletri)
"Ciò che mi
preme evidenziare (...), è la qualità dell’opera di Buzi:
la struttura diaristica; la scrittura, intimista e sincera al punto da suonare
a tratti quasi oltraggiosa, almeno per certi lettori; la tensione emotiva e
la rappresentazione della psiche del protagonista sono tutti elementi che fanno
sì che il lettore non riesca a staccarsi dalle pagine, davvero incandescenti,
di questo romanzo. Un romanzo che offre più chiavi di lettura, a chi
avrà il coraggio di avvicinarsi al libro senza pregiudizi o sterili sovrastrutture
moralistiche.
Il mio consiglio spassionato dunque è: mettetevi alla prova, e lasciate che le vostre convinzioni vengano sconvolte dall’Uragano di Giovanni Buzi". (Luigi Milani)
Recensione di Gelostellato (Scheletri)
Recensione di Luigi Milani (Progetto Babele)
"Agnese, ancora ", Akkuaria, 2008
Agnese vive in un paese
sulle pendici dei Monti Cimini. Si sposa agli inizi degli anni Sessanta e ha
presto un figlio, Luca. Il romanzo è visto attraverso i suoi occhi. Gli
occhi di un bambino che apprende poco a poco, come ogni altro, a conoscere il
mondo. Nella cucina, sempre calda e profumata di legna che arde e buone pietanze,
si riunisce di pomeriggio il gruppuscolo delle amiche di Agnese le quali, tra
una sferruzzata e l’altra, passano allo scanner l’intero villaggio,
comprese loro stesse. Amori clandestini, rovesci di fortuna, possibili fidanzamenti,
odi eterni, colpi di fulmine, terribili scandali, amori infiniti. Ma c’è
anche chi nasconde segreti in quella cucina, Agnese per prima. Ma il suo è
un segreto che tutti sanno e fanno finta d’ignorare. Come tenta d’ignorare
Luca, finché sarà possibile.
Recensione di Renzo Montagnoli
Recensione di Susanna Trossero
"Giovanni ha saputo
conservare dentro di sé quelle osservazioni tipiche dei bambini e, da
adulto, riesumarle per costruire, grazie a un pregevole collage, un quadro d’insieme
non stereotipato, ma naturale, per non definire quasi spontaneo.Recensione di Renzo Montagnoli
"Il Giardino dei Principi", Massari, 2000
"La caratteristica
che ho apprezzato di più di questo libro, che scorre tra le mani con
facilità ad una prima lettura, ma si riprende con gusto anche ad apertura
di pagina, tanto è pieno di personaggi e di fatti raccontati con bravura,
ma anche con passione ed a volte un po’ di struggimento, è che
Buzi sembra sia riuscito a piegare il suo stile alle esigenze di quel che racconta.
Non si prende troppo sul serio, è lieve, serrato, essenziale e spesso
divertente, perché è circondato dalla folla del suo sogno, dal
nonno, ai genitori, a Barberona, la vicina, che è la vera protagonista.
Tanti personaggi che agli occhi del bambino dicono sempre cose serissime e a
volte gravi, come quando suo padre parla del mare, e la vicina spiega che gli
angeli sono colombi, non si può toccarli per non riceverne in cambio
una beccata sulla mano. L’essenzialità dello stile è necessaria,
perché, come in tutte le favole, vere o no, il personaggio-narratore
si dilunga in digressioni, perde il filo, per poi rendersi conto che non c’è
nessun filo da seguire, perché il racconto è la favola della nostra
vita che più che una fine ha un continuo ricorso, cosicché anche
chi ci ha lasciato è in fondo sempre con noi nel ricordo, nel bene o
nel male". (Carlo Santulli)
Recensione di Stefania Gentile
"Faemines", Libreria Croce, 1999
Lasciate alle spalle
le pietre bianco varechina della tomba del Milite Ignoto, fiancheggiate la ripida
scalinata di Santa Maria in Aracoeli, quella ampia e lenta del Campidoglio,
salutate i due leoni di marmo che sputano uno schizzo d'acqua viva, se qualche
goccia vi bagna non preoccupatevi, porta fortuna! Continuate a camminare senza
fretta, a Roma si cammina al ritmo delle acque stagnanti del Tevere. Osservate
le facciate delle vecchie case sulla vostra destra, in fondo vedrete aprirsi
una piazza stretta e lunga di segreti palazzi e una chiesa enorme con ai piedi
un catino di fontana. Continuate a camminare e a guardare verso destra. Vedrete
all'improvviso alzarsi i ruderi del Teatro di Marcello, massicce arcate su cui
è spuntata una muffa di fragili costruzioni. Poco più giù,
un resto di tempio imprigionato nelle mura d'una chiesa, sullo sfondo gli alberi
maestosi che accompagnano il fiume. E l'Isola Tiberina come una nave incagliata...
Non ci avvicineremo, non è per ammirare palazzi, fontane e chiese che
siamo qui. Giratevi e guardate ora alla vostra sinistra.
Non vedete niente?!...
Solo una macchia scura, gonfia e mobile come un'immensa mongolfiera?
Benissimo, è proprio lì che voglio portarvi.
Quella macchia scura è il Monte Caprino.